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03 GENNAIO, 2018   |   Lettura 5 min

Monetizzare un sito web: le basi

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Monetizzare un sito non è facile, ma è possibile. La strategia della monetizzazione deve passare inevitabilmente per la cruna dell’ago dei buoni contenuti o in ogni caso di un traffico molto sostenuto. Chi punta sui grandi numeri non si cura della nicchia, è evidente. Chi invece punta sul traffico qualificato sta scegliendo di sfruttare appieno una nicchia. Ma come può guadagnare un sito e quali sono le basi della monetizzazione?

Da questo discorso dobbiamo necessariamente escludere l’e-commerce perché per sua natura nasce con l’intento di vendere prodotti. Allo stesso modo non consideriamo i siti che vendono servizi sotto forma di consulenza.

Tecnicamente il loro sito genera guadagni, ma non lo fa attraverso le forme di monetizzazione canonica che sono: l’affiliazione a programmi pubblicitari, la pubblicità contestuale, la vendita di spazi pubblicitari privata.

  • Un’affiliazione prevede la vendita di prodotti o servizi per conto di terzi. Con l’affiliazione ad Amazon possiamo prendere una percentuale delle vendite generate dal nostro sito, tramite un link affiliato.
  • Nella pubblicità contestuale, il circuito pubblicitario mostra solo annunci tematici, legati all’argomento della pagina su cui compare. Il caso più noto è quello di Google AdSense. Inserisco nel mio sito gli annunci di Google, gli utenti cliccano e Google mi riconosce una percentuale di guadagno per click.
  • La vendita di spazi pubblicitari come i banner è solitamente fatta per numero di impressions. Ad esempio, 1 euro ogni 1000 impressioni, cioè il numero di volte che il banner è comparso agli utenti. Solitamente viene considerata meno efficace, ma se il sito è molto trafficato può consentire di guadagnare bene a prescindere dall’efficacia che per il cliente.

Detto questo, la necessità o il desiderio di monetizzare un sito nascono spesso dalla constatazione che si sta producendo un traffico che può fare gola a un’inserzionista. I più abili, quelli che guadagnano davvero, programmano tutto a tavolino: scelgono il settore, il programma pubblicitario e fanno crescere il traffico del sito.

Si può monetizzare ogni sito? Di fatto la risposta è si, perché il sito è uno strumento di guadagno online, non un modello di guadagno astratto. Si può guadagnare anche dalla vendita di siti e domini che vengono presi a zero e poi si potenziano generando un surplus dall’investimento iniziale, come la ristrutturazione degli immobili.

È un mercato molto interessante che in paesi diversi dagli USA rimane meno promettente, ma è comunque una strada.

Dicevamo delle basi:

  • Per quanto sia possibile, monetizzare un sito senza una forma di pubblicità (da affiliazione, banner, vendita link, AdSense) non è facile. Per cui occorre da subito individuare la forma di pubblicità più adatta. La domanda fondamentale è: chi può essere interessato ai nostri contenuti? Oppure se si vuole il percorso inverso: quale prodotto troverebbe dei potenziali acquirenti o inserzionisti?
  • Una volta scelto il prodotto o individuato l’inserzionista ideale e identificato al meglio il programma pubblicitario, dobbiamo chiederci: quanto traffico serve per monetizzare? Dipendiamo dai grandi numeri o possiamo puntare sulla nicchia?
  • Quali strategia intendiamo adottare per generare traffico (di quantità o di qualità) sul sito? Abbiamo in mente dei canali precisi?

Costruire il contenuto adatto e generare traffico

Posto che senza traffico e senza pubblicità non si può guadagnare, andiamo a vedere come costruire traffico. I canali attraverso i quali le persone possono arrivare al sito sono molteplice, ma non possono essere utilizzati indiscriminatamente.

Ad esempio: posso decidere di portare traffico sul sito attarverso una campagna di post sponsorizzati, ma prima di farlo devo essere certo che i post da pubblicizzare siano di valore e che soprattutto siano mirati, cioè raggiungano un target di utenti potenzialmente interessati al contenuto pubblicitario del mio sito.

Lo scopo finale è quello di avere utenti interessati. I grandi numeri entrano in gioco solo se vendo spazi pubblicitari per impression generate. Dal momento che costruire grandi quantità di traffico non è affatto facile, è sempre meglio preferire la nicchia.

C’è un altro motivo per operare in questo modo: una volta individuato un metodo che funziona è sufficiente ripeterlo per generare maggiori guadagni.

Il contenuto del sito deve riflettere due istanze:

  • Far crescere il traffico in misura esponenziale nel tempo, acquisendo valore e utenti di qualità
  • Essere di supporto al programma pubblicitario che stiamo promuovendo

Un altro grande segreto della monetizzazione è la lista di contatti. Costruire una lista è uno dei segmenti più importanti dell’inbound marketing e nelle giuste condizioni fa la differenza.

Otteniamo una rubrica che possiamo impiegare per delle campagne di mail marketing, evitando di disperdere il traffico acquisito. Inoltre ci assicuriamo un ulteriore mezzo di promozione dei contenuti del nostro sito.

Le fonti di traffico cui possiamo attingere sono:

  • L’email marketing: possiamo organizzare una campagna di email marketing attraverso un database di mail, ma questa è più efficace se siamo noi a creare una lista
  • Social media marketing: promuovere i contenuti attraverso i siti social come Facebook, Twitter, Instagram e YouTube può in effetti generare importanti volumi di traffico. Dobbiamo scrivere contenuti che siano condivisibili e che piacciano, oppure contattare “gruppi” che condividono le tematiche esposte nel sito.
  • Posizionamento sui motori di ricerca: attraverso l’ottimizzazione del sito e dei suoi contenuti (SEO) possiamo raggiungere posizioni elevate su Google, per attirare traffico sulle parole chiavi interessanti, che spesso corrispondono al prodotto o sono correlate ad esso.
  • AdWords e altri servizi a pagamento, che però non sono consigliabili in quanto restringono i margini di guadagno.

Le forme di monetizzazione

Ora vediamo da vicino quali sono le forme di monetizzazione del sito che possiamo prendere in considerazione:

Vendere pubblicità direttamente, tramite banner: si può guadagnare vendendo spazi del sito, in prominenza oppure sulla colonna di destra, alla fine degli articoli. Tecnicamente se il sito ha traffico ogni spazio può essere venduto. Il modello prevede di monetizzare per numero di visite o impressions. Ogni tot visualizzazioni l’inserzionista riconosce un tot al proprietario del sito.

Non illudetevi, guadagnare in questo modo è possibile solo se il sito sviluppa un traffico sensazionale, perché la pubblicità di questo tipo spesso è poco contestualizzata.

Degli studi dimostrano poi che il banner tende a essere invisibile per gli utenti, che evitano di cliccarci o perché poco accattivante o perché considerato invasivo in partenza. Se abbiamo un sito con migliaia di visite al giorno e il tema è affine a un’inserzionista potenziale, possiamo contattarlo “affittandogli” lo spazio.

I termini per il pagamento possono dipendere appunto dalle visualizzazioni oppure riconoscere una cifra al mese. Oltre ai banner si possono vendere anche dei link sponsorizzati. Per guadagnare con questo metodo i numeri in gioco devono essere veramente alti, altrimenti è meglio puntare su AdSense e il suo modello pay-per-click.

AdSense è un modello che funziona ad alti regimi di traffico e si fa preferire alla vendita di spazi. In primo luogo perché ci pensa Google a trovare gli inserzionisti attraverso il programma gemello AdWords. AdSense è infatti la rete di contenuti messa a disposizione da Google per far guadagnare i webmaster e i proprietari dei siti.

Gli inserzionisti quando pagano per apparire sul motore di ricerca, negli annunci sponsorizzati, possono comprendere anche la rete di contenuti per comparire all’interno degli annunci dei siti partner.

Per monetizzare con AdSense occorre un grande contenuto e degli annunci che rendano per click. Non potete aspettarvi guadagni molto alti senza un certo tipo di traffico, ma lavorando bene sulla posizione degli annunci se ne può migliorare il rendimento.

Occorre rispettare le linee guida di Google per non vedersi cancellati dal programma. Per dare un’idea, si possono guadagnare 200 euro con 30.000 / 40.000 visualizzazioni.

Se avete un sito che genera 5000 visualizzazioni al giorno potete pensare di guadagnare una cifra vicina alle 1000 euro, ma dovete avere i contenuti giusti e delle parole chiavi “che pagano”. Naturalmente si parla di cifre lorde.

Un altro metodo di monetizzazione è il mercato delle affiliazioni

Siti come Amazon consentono di vendere i prodotti dell’e-commerce all’interno dei propri siti, tramite un link di monitoraggio e tracciamento (tracking) che riconosce una percentuale del 5-7% per ogni prodotto venduto provenendo da quel sito, entro le 24h successive.

Le affiliazioni pagano bene quando c’è una precisa contestualizzazione tra prodotto e contenuto che lo circonda. Google premia poi i siti autorevoli e tende a punire i siti unicamente creati con lo scopo di vendere prodotti o servizi affiliati. Servono grandi contenuti per evitare queste trappole.

Ci sono affiliazioni di tutti i tipi e piattaforme che associano diversi brand, come Tradedoubler, che riconoscono delle percentuali per vendite e iscrizioni maturate attraverso il sito.

Se i contenuti sono buoni e il traffico è sostenuto si possono vendere articoli. In questo caso Google consiglia di mantenere il link in uscita verso il sito dell’inserzionista in modalità nofollow, per evitare la possibilità di penalizzazioni.

Riepilogando dunque: per monetizzare un sito occorre prima capire che tipo di traffico possiamo aspettarci e in che modo questo è monetizzabile. Inoltre capire quale programma pubblicitario sfruttare al meglio per il tipo di prodotto che stiamo promuovendo.

La scelta del prodotto può essere effettuata a monte, scegliendo quello che effettivamente è in grado di suscitare l’interesse dell’utente per un acquisto. In caso contrario meglio non perdere tempo. Il traffico fine a sé stesso non è importante.

Applicando le regole dell’inbound marketing si può scremare il traffico fino a ottenere una lista di utenti effettivamente interessati, da coltivare nel tempo, sfruttando tutti i canali messi a disposizione dal web.


 
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