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26 FEBBRAIO, 2018   |   Lettura 5 min

Come far salire il sito aziendale nella prima pagina di Google

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Hai cercato il tuo prodotto su Google e in prima pagina, in vetta al motore di ricerca, hai trovato i tuoi concorrenti. Come è possibile che loro siano in prima pagina e il tuo sito no? Semplice, quei siti stanno facendo ottimizzazione e link building. E stanno creando dei buoni contenuti. Se sei un imprenditore, la sensazione di non fare abbastanza, in casi come questi, è comprensibile.

Come far salire il sito in prima pagina di Google

Per far salire il sito su Google occorre renderlo autorevole. Sia che si tratti di un sito aziendale, sia che si tratti di un sito personale, per Google le cose non cambiano: l’autorevolezza paga e premia.

Per determinare il posizionamento dei siti nell’indice Google usa una serie di metodologie, che nella community dei SEO specialist (gli specialisti nell’ottimizzazione sui motori di ricerca) vengono chiamate “fattori di posizionamento”.

Non esiste una formula unica che può determinare il posizionamento di un sito in prima pagina di Google, esso dipende dalla concorrenza di più fattori. Una stima recente ne elenca almeno 200, ciascuno con un peso differente. Non ci sono schemi da seguire per cui si può agevolmente “manipolare” il sistema.

Google è una delle più grandi aziende del web e ha a disposizione migliaia tra i migliori ingegneri al mondo che si occupano specificamente del motore di ricerca. Da esso dipendono i guadagni (molto elevati) della società di Mountain View.

Fatta questa premessa se vuoi far salire il tuo sito aziendale nei primi posti su Google devi seguire il principio della qualità e dell’autorevolezza, soprattutto oggi, nel 2018. Ecco i consigli principali su cui dovresti focalizzarti

1) Il tuo sito dovrebbe parlare di cosa fai e del tuo prodotto o servizio

Lavorando da anni nel settore ci siamo accorti che spesso gli imprenditori nel loro sito parlano di loro stessi e poco di ciò che fanno o del loro prodotto. Ma prendi l’esempio dai migliori venditori, quelli porta a porta oppure gli agenti immobiliari: il loro sforzo commerciale è tutto improntato a valorizzare il prodotto che stanno vendendo.

Dovresti fare lo stesso. Parlando del prodotto o del servizio che proponi individua le parole chiavi con le quali l’utente, il tuo potenziale cliente, potrebbe trovarti su Google.

Se nel sito non ci sono le parole chiavi (keywords) Google, e conseguentemente gli utenti, non possono trovarti per le ricerche che ti interessano. Ma non basta una semplice elencazione. Parlane in modo appassionato, convinto, da esperto. Così quando gli utenti avranno un problema, sarà il tuo sito la soluzione.

2) Fai una ricerca delle parole chiavi più cercate e più promettenti

Google fornisce degli strumenti professionali come la piattaforma di AdWords per sondare la ricerca delle parole chiavi. Questi numeri possono fornirti delle indicazioni sul volume di ricerca mensile di una determinata keyword o una frase. Ma non fossilizzarti sugli strumenti tecnici: se ti stai affidando a un’agenzia SEO o di web marketing sarà lei a fare questa ricerca per te, disponendo di strumenti professionali avanzati.

Il punto è che però da imprenditore tu hai un grande vantaggio: dovresti sapere cosa si aspettano i potenziali clienti dal tuo prodotto o dal tuo servizio. Chiediti: cosa vendo? Che cosa fa il mio prodotto / servizio che quello del concorrente non fa? E non rispondere dicendo che siamo “bravi”, “esperti” o “dinamici”. Il chi sei, nel business, lo fa il valore che dai. Questo valore deve trovare una definizione.

Ottimizza il sito per parole chiavi che valgano, che siano di nicchia, scalabili, meno competitive rispetto a quelle troppo generiche e che quindi abbiano un intento commerciale.

3) Ottimizza il sito in ogni sua parte

Abbiamo parlato di ottimizzazione. Questa fase è probabilmente quella principale, anche perché SEO significa proprio search engine optimization, cioè ottimizzazione per i motori di ricerca. Una volta che hai scelto le parole chiavi appropriate, ottimizza il sito in relazione ad esse. Fai in modo che siano presenti negli elementi base dell’ottimizzazione, che Google considera quando deve scandagliare le informazioni necessarie all’indicizzazione e al posizionamento.

  • Inserisci la keyword principale nel titolo della pagina, il meta tag title.
  • Inserisci la parola chiave nella meta description: è la porzione di testo che funge da presentazione nel motore di ricerca.
  • Inserisci la parola chiave o delle sue variazioni nei titoli dei paragrafi.
  • Utilizza le keyword e delle loro correlate nel testo, ma senza esagerare e costruendo dei testi comprensivi, di valore, utili, che possono essere consigliati dagli utenti, in quanto altamente informativi (originali e non presenti altrove sul web).
  • Usa la keyword nelle immagini anche come variazione, sia nel titolo dell’immagine, sia nel soggetto della stessa, ottimizzandole in ogni aspetto.
  • Evita ripetizioni schematiche di keyword.
  • Evita di usare dei testi di scarso valore, considera di aggiungere dati, tabelle, citare fonti autorevoli.
  • Impiega la terminologia del settore, pur scrivendo bene, sciolto, per facilitare la lettura.

Inoltre:

  • Crea una sitemap per il sito, in modo da fornire a Google l’alberatura dello stesso, per consentirgli di indicizzare pagine non collegate direttamente alla home page.
  • Costruisci una navigazione del sito logica, che va dal generico allo specifico, seguendo un ordine gerarchico degli argomenti.
  • Non appesantire il sito di elementi inutili come la musica di sottofondo, a meno che non siano rilevanti per il tuo business.
  • Non usare testo nascosto.
  • Velocizza il sito più che puoi impiegando meno codice possibile e alleggerendo le immagini, purché salvaguardi la qualità.
  • Infine, fai in modo che il sito sia leggibile dai dispositivi mobile che oggi rappresentano la metà delle connessioni a internet.

4) Fai conoscere il tuo sito aiutando il posizionamento

Nel 2018 Google premia i siti in grado di sviluppare un traffico senza il bisogno di aiuti esterni. Questi aiuti sono i backlink o link in entrata. Essi possono essere definiti come la moneta del posizionamento. Quando un sito esterno linka, cioè collega a un suo contenuto il tuo sito perché lo trova interessante, Google attribuisce un punteggio.

Lo fa seguendo una formula complicata, che si appoggia su un algoritmo denominato PageRank. Se non sei alle prime armi con il mondo della SEO è possibile che tu ne abbia sentito parlare: maggiore è il PageRank della pagina, più alte sono le possibilità di salire in prima pagina di Google.

Lo scopo di ottenere backlink è quello di “pompare” letteralmente il posizionamento, visto che Google considera i link in entrata come un giudizio espresso nei confronti del sito. Ma non conta solo la quantità. La qualità dei link in entrata è perfino più importante.

Se a linkarti è un sito di alto livello, la cui autorevolezza è indiscussa, il tuo riceverà un punteggio più elevato, cioè diventerà più autorevole. È come il passaggio di vere e proprie raccomandazioni: maggiore è il punteggio ricavato dai link in entrata provenienti dalla rete, migliori sono le chance di apparire in prima pagina.

Nel 2018 è necessario accoppiare questo profilo di link building, diverso per ogni sito, alla bontà dei contenuti presenti al suo interno. Google su questo punto è molto scrupoloso e punitivo: i link possono essere ottenuti anche artificialmente, ma se appariranno troppo artificiali o perlomeno immeritati, rispetto alla qualità del tuo sito, allora possono creare danni. Per questo oggi si parla di "link earning" ovvero di guadagno del link, da perseguire attraverso la creazione di contenuti di qualità.

La fase di link buidling è molto delicata. Se a linkare il tuo sito sono dei siti di scarsa qualità si rischia una pesante penalizzazione, che comporta la perdita secca di posizioni e addirittura la cancellazione dagli indici di Google. E questo, per un imprenditore che vuole ottenere clienti dal web, non è proprio il massimo.


 
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